Attual­mente l’EEG è consi­de­rato l’unico metodo per diagno­sti­care l’epilessia in modo affida­bile. Secondo il team di ricer­ca­tori di Roland Wiest la situa­zione potrebbe presto cambiare con l’aiuto della Lega Svizzera contro l’Epilessia.

Presi­dente Prof. Stephan Rüegg, premiato Prof. Roland Wiest e lauda­tore Dr. Klaus Meyer (da sinistra).

Chi si è già trovato nel tubo per la tomografia a risonanza magne­tica (MRI) sa che non è un’esperienza piace­vole. Ma se servisse a evitare l’impianto di elettrodi nel cervello?

Il Prof. Roland Wiest dell’Inselspital di Berna, con i suoi colleghi co-premiati Prof. Kaspar Schindler e Dott. Claus Kiefer, punta a svilup­pare niente meno che un nuovo metodo per dimostrare l’attività epilet­tica, il quale dovrebbe integrare lo speri­men­tato EEG. Grazie al nostro Premio per la promo­zione della ricerca, con una dotazione di 25’000 franchi, ora il team ha la possi­bi­lità di realiz­zare questo promet­tente progetto.

Dritto al centro

Ora gli scien­ziati misurano gli effetti di campo magne­tico nella testa delle persone dopo una prima crisi epilet­tica, in quanto subiscono modifiche in presenza di un’attività epilet­tica e il progetto intende studiarne l’esatto funzio­na­mento. “Al contrario dell’EEG, il nuovo metodo funziona senza problemi anche all’interno del cranio”, spiega Wiest.

Per un’operazione, che fino ad ora rappre­senta l’unico modo per guarire dall’epilessia, è impor­tante conoscere con esattezza il focolaio epilet­tico. Se è ubicato in profon­dità nel cervello, ora è ancora neces­sario impian­tare elettrodi per l’EGG mediante un inter­vento chirur­gico. “Se tutto andrà come speriamo, in futuro in alcuni casi potremo invece evitare l’impianto di sensori”, spiega Wiest.

Per il nuovo metodo sono ipotiz­za­bili anche altre appli­ca­zioni. Nella sua laudatio il Dott. Klaus Meyer, membro del Comitato diret­tivo della Lega, ha infatti affer­mato: “In caso di successo il progetto avrebbe un’importanza che andrebbe al di là dell’epilessia”.

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